Dotoli Giovanni, “Pane” (2015) – Estratti

Giovanni Dotoli, Pane, nota dell’Editore, illustrazioni di Michele Damiani, Roma, Edizioni Universitarie Romane, Coll. « Poesia per ragazzi n. 1 », 2015, 128 p.

*  *  *  *  *  *

 

Come fiore

 

Non essere impaziente

Mi diceva mia madre

All’alba rossa della luce

Come vita lieviterà il pane

 

Lo vedevo piano piano

Sollevare il panno di lana

Crescere per cerchi di farina

Con bei solchi d’apertura

 

Mia madre pregava Iddio

Il germe ancora una volta

Nella coppa di cristallo

Come fiore era sbocciato

Ibid., p. 19.

 

Pane fresco

 

Quelle spighe allineate

Nel sacco di juta multiuso

Facevano sognare il pane

Di semola dura con olio

 

Mia madre le schiacciava

Separava farina e crusca

Bianco come puro latte

L’interno era un mistero

 

Poi il miracolo del tempo

Poche ore una preghiera

Impastava un’enorme ruota

Di pane fresco come la luna

Ibid., p. 21.

 

Rugiada di rosa

 

La notte era il tempo del pane

Il giorno era lavoro nei campi

Impastavo chili di farina

Con mani dolci d’infanzia

 

Più forte diceva mia madre

La tua energia sarà del pane

E potremo insieme andare

Sull’argentea cima dell’ulivo

 

Quel pane con gocce d’olio

Sapeva di rugiada di rosa

Al centro aveva una stella

Indicava la mia rotta futura

Ibid., p. 27.

Un cane

 

Dormiva all’angolo

Un cane rossiccio

Apriva ogni tanto

Il suo occhio ferito

 

Voleva una ciotola

Di pane bagnato

Per tutta la notte

L’aveva sognato

 

Lanciava il muso

Nella ciotola blu

Che silenzi di gioia

Dinanzi a quel basso

Ibid., p. 40.

Pane troppo duro

 

Se il pane era troppo duro

Proprio come una pietra

Tanti pezzi erano in fila

Nel grande piatto ocra

 

Una volta reso molle

Olio su olio a volontà

Spirali di cipolla rossa

Origano della montagna

 

Fragranza di dolce attesa

Bagnavo in mezzo al piatto

I pezzi più duri del pane

Era felice il vecchio gatto

Ibid., p. 50.

Pane cotto

 

Lo chiamavamo felici

Pane cotto della nonna

Sembrava manna di sole

Sulla tavola vuota

 

Era vergine come fico

Con verdure selvatiche

Oppure patate dorate

O pancetta ben sfritta

 

Si sentiva la pioggia

Densa di eternità

Nell’aria d’amore

Gaie voci argentine

Ibid., p. 56.

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