Michel Bénard, Exil intime / Intimità di un esilio, introduzione, traduzione e cura di Mario Selvaggio; prefazione di Giovanni Dotoli; postfazione di Marcella Leopizzi, Roma, Edizioni Universitarie Romane, Coll. « Les Poètes intuitistes / I Poeti intuitisti n. 1 », 2014, 163 p.
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Marcella Leopizzi
L’ARTE OLTRE L’ESILIO NELLA POESIA DI MICHEL BÉNARD
Dedicata ad un’anima gemella volutamente innominata « … /… ouvrage dédié à une âme sœur qui se reconnaîtra ! », Exil intime / Intimità di un esilio è una raccolta poetica attraversata da bellezze enigmatiche, oggetti misteriosi, miraggi di paesaggi, arcobaleni, presenze irreali che, insieme all’immagine ‘nascosta’ nella dedica, accompagnano l’io-lirico di Michel Bénard nel suo esilio interiore. Un esilio che non è fuga dalla realtà, ovvero rinuncia alla vita, ma ricerca di una resurrezione spirituale e di un benessere psico-mentale indispensabili all’«io» per sfuggire al male e alla paura.
Tra suoni, silenzi, colori, luci e ombre, durante il giorno e la notte, dialogando con lo spazio – reale e immaginario – e il tempo – passato, presente, futuro –, l’«io» crea un mondo di pace, governato dalla Libertà, dove ogni sogno è realtà. Qui l’Arte regna sovrana armonizzando le differenze con eleganza, saggezza e bellezza.
Dotato di grande sensibilità, l’«io» infonde entusiasmo e coraggio, e fissa nelle parole e nei colori la trama del sorriso ossia il valore del dialogo, della semplicità, della purezza e della speranza. In poesie-frammento dettate dalla stessa intuizione e dal medesimo impulso creatore – il loro unico titolo, infatti, è quello della raccolta –, il poeta lancia il suo umile messaggio sulla strada dell’umanità: «Le poète errant / Hors du temps, / Dépose ses voyelles».
Talvolta ripiegato su aspetti mistici, quando rende omaggio alla potenza creatrice, talaltra su scene oniriche per suggerire viaggi soprannaturali, l’«io» dialoga costantemente con il «tu» per meglio capire le differenze e per meglio accettarle, ben consapevole che la diversità è un potenziale arricchimento di sé.
Dal primo all’ultimo verso di questa raccolta antologica, le numerose immagini dell’«alba» e delle «donne incinte» dipinte dall’«io» simboleggiano un dialogo con l’avvenire poiché incarnano l’attesa, l’annuncio di un nuovo inizio e dunque il concetto di speranza.
Fonte di vita, la figura femminile permette all’uomo di partecipare al processo vitale. Pertanto, quest’immagine è nei versi di Bénard emblema di un legame benefico, generatore di vita, ed é preludio di speranza. Corporea o incorporea, donna-madre, donna-amante, donna-angelo, la donna infonde gioia e benessere all’«io», al punto da suggerirgli l’associazione donna-amore-vita:
Comme on aime la vie,
Comme on caresse une femme,
Jouer sur elle avec le ciseau,
S’abandonner au jeu
De l’écriture automatique.
La donna è assimilata alla vita e all’amore; a sua volta, l’amore è accomunato all’arte, poiché amore e arte sono entrambi inquadrati nell’ottica del donare e del costruire. Ne deriva che l’arte, come la donna, è principio di vita: una vita non biologica ma artistica, praticata come un esilio intimo quale mezzo per una migliore conoscenza di sé e per un possibile superamento della solitudine e del male.
Attraverso un ripiegamento interiore effettuato grazie all’arte e insieme all’arte, in compagnia di numerose figure femminili, l’«io» migra per «ouvrir un passage de lumière». L’anima gemella, complice e custode delle sensazioni più profonde, dei segreti, dei desideri e dei sentimenti più intimi dell’«io», accompagna il poeta in questo viaggio iniziatico per sconfiggere l’agonia con l’allegria, le lacrime con i sorrisi, le delusioni con le speranze, l’odio con l’amore: «La poésie comme une caresse métaphysique / Nous extirpe du désespoir / Pour nous conduire vers l’amour».
Con le poesie, raccolte e tradotte in questo libro con cura e dedizione dal mio instancabile collega Mario Selvaggio, Bénard tenta di superare l’effimero, sogna l’infinito e ricerca la bellezza, la purezza e la verità. Passando dal reale al sovrannaturale, crea un arabesco di vibrazioni e pulsioni che raccontano la fragilità dell’uomo «Dans ce théâtre de la vie, / De l’éternelle comédie» e che lo esortano a percorrere la strada del dialogo. Bénard spera in una metamorfosi più solidale dei rapporti «io-tu» ovvero in un’armonizzazione migliore delle tessere che compongono il mosaico multiforme del genere umano. E, a tal fine, considera la poesia come uno degli ultimi bastioni che potranno salvare il mondo dalla barbarie, dalla menzogna e dall’ipocrisia.
Artista di fama internazionale, al pari di tutti gli ‘intuitisti’, Michel Bénard considera l’arte e la vita come un dialogo, e pratica un’arte senza frontiere culturali che si esprime lungo un asse pluriartistico: «La sculpture est un poème que l’on peut caresser». Diviso tra arti mobili e arti immobili (cfr. Ricciotto Canudo), egli crea un ponte costante tra queste due categorie operando contemporaneamente nel campo della poesia e della pittura e associando la figura del poeta a quella del pittore:
«Le calligraphe»
Par le calame, la plume ou le pinceau,
Il défie l’invisible,
Il transcrit le poème de l’espace
Qui ne se fait lisible
Que du regard des anges.
Par d’informelles arabesques
Il joue avec le noir d’encre
Qui se fait lumière,
Qui devient parole du sang,
Qui frissonne au fil de l’âme.
Par la maîtrise d’un simple trait
Il enlumine le monde,
Il compose de quatre lettres « YHVH »
Une symphonie cosmique,
Qui allume une à une les étoiles
Dans l’inconnu de l’obscurité céleste.
Par le calame, la plume ou le pinceau,
Il nomme de sa pointe l’innomé,
Le temps d’une verticale
Il dialogue avec Dieu.
Le temps d’une horizontale il se fait
Homme parmi les hommes,
Afin de mieux pacifier le cœur.
Par la voix de la lettre
La couleur transporte ses parfums,
Mais pourtant, ce signe est si fragile,
C’est le Verbe qui s’efface dans le sable.[1]
In questo mondo di automi e di materialismo trionfante, la sua opera mette in guardia e offre un importante messaggio di speranza e di amore che non lascerà insensibile il lettore. La sua poesia favorirà l’‘esilio intimo’ dell’io-lettore consentendogli, così, di vivere l’«épopée du réel» (cfr. Guillevic) di concerto con il «tu», all’insegna dell’armonia delle differenze.
[1] M. Bénard, «Le calligraphe», in M. Bénard, J.-F. Dussottier, La Noria de la Mémoire, antologie établie et présentée par G. Dotoli; illustrée par les deux poètes, Fasano – Paris, Schena Editore – Alain Baudry et Cie, Coll. « Poesia e Racconto n. 56 », 2009, p. 31-32.
