
Maggy De Coster, In-version poétique / In-versione poetica, premessa di Mario Selvaggio; introduzione e cura di Claudia Canu Fautré; préface par – prefazione di Michel Host; traduzione in italiano a cura degli Studenti del Laboratorio di Traduzione e Creazione Intuitista (Martina Amaranto, Elisa Ardau, Maria Cristina Batzella, Anna Beccu, Loris Busni, Francesca Cané, Alessandra Cara, Cristiana Carta, Sara Cardia, Andrea Casula, Maria Valeria Cirina, Jessica Contu, Federico Diana, Alessio Faedda, Chiara Gabrielli, Claudia Grazia Garau, Giovanna Gusai, Alessandra Marongiu, Corinne Masala, Priamo Meloni, Martina Mura, Martina Orrù, Chiara Pacini, Rosamaria Pau, Marianna Piroddi, Federica Pittau, Michela Podda, Maria Cristina Porcu, Susanna Seoni, Marta Siddi, Graziella Trudu), coordinato e diretto da Claudia Canu Fautré (Facoltà di Studi Umanistici – Università di Cagliari); postface par – postfazione di Giovanni Dotoli, Roma, Edizioni Universitarie Romane, Coll. « Les Poètes intuitistes / I Poeti intuitisti n. 8 », 2015, 190 p.
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Giovanni Dotoli
LA POESIA NON È ATEMPORALE
La poesia avanza come il vento. S’insinua tra gli alberi e le pietre, e anche tra gli astri e i pianeti ancora sconosciuti. Nessun limite dunque. Lo spazio della poesia è l’infinito.
È per questo che la poesia rappresenta la vita stessa. Lo affermo nel titolo della mia opera omnia di poeta di lingua francese: Je la Vie. Poesia come je, allora, uno je nella vita, per accogliere in ogni singola pagina “lo splendore del mondo”, secondo la giusta espressione di Goethe.
Questa antologia di Maggy De Coster è la conferma appassionante di quanto detto poc’anzi. Maggy vive in poesia, e fa della poesia la vita. Anche quando sembra che sogni, si addentra nella realtà, l’analizza, la sfida, la decifra grazie all’arma più potente a disposizione dei poeti: le parole.
Le sue parole sono parole di realtà, di aria che respiriamo, di uomini e donne che vivono, di spirito umano che pensa e sogna. Nessuno stupore dunque. In Maggy De Coster io leggo e nuoto tra gli eventi del mondo, visti dal suo sguardo di poeta che proviene dal giornalismo. Uno sguardo tragico, doloroso, angosciante, di fronte al silenzio colpevole di coloro che dovrebbero fare qualcosa, agire.
Poesia dell’impegno, dunque? Non completamente. Sarebbe troppo semplice. La poesia è impegno in modo naturale. Ma c’è impegno e impegno. La poesia vera, autentica, non vuole impegno dichiarato né barricate, né bandiere rosse. Essa domanda parole impegnate, grida forti e calme, e una lotta per la salvezza del mondo.
Maggy De Coster appartiene a quella buona categoria di poeti che praticano questi atti. Il suo impegno è fatto di parole e sguardi, di analisi e riflessioni, di esperienza e vita, proprio così. In questo modo può affermare nel prologo di questa raccolta poetica:
Quando il seme della pace sarà germogliato in ognuno di noi, vivremo tutti finalmente felici nella fratellanza e nell’amore universali.
E, certamente, precisare meglio:
È nella pace, necessità della condizione umana, che ci si può riconoscere fratelli e sorelle uniti per la felicità degli uni e degli altri, sostrato immateriale che non ci si potrebbe procurare con il denaro, un mezzo tra tanti altri ma non un fine in sé.
La prima battaglia della poesia è quella per la pace, dichiara Maggy. La pace del cuore, dunque, degli uomini, della terra, del cielo, cioè del rispetto degli altri e dell’altro, della natura, dello spazio, della storia, di ogni identità. In ciò risiede “la vita degli uomini” di cui parla André Breton, secondo Maggy De Coster. E dunque “la maniera di cui [l’uomo] sembra aver accettato l’inaccettabile condizione umana” (ancora Breton).
La poesia di Maggy De Coster è una poesia della presenza, un invito alla partecipazione, negli atti e nelle parole, contro la solitudine, la tirannia, la cattiva economia, l’ingiusto sfruttamento, la colonizzazione, la globalizzazione selvaggia.
Maggy vede e parla, guarda, analizza e s’infiamma, da poeta del nostro tempo e di ogni tempo. Il suo reale è qui, dinanzi ai suoi occhi sgranati, il suo grido acceso, la sua lotta per il cambiamento. La sua poesia, afferma, “ha bisogno di penetrare il silenzio per emergere”. Lei può dunque esclamare, dopo aver penetrato il silenzio:
Disegno le forme del passato
Sulla pagina spiegazzata
Dei giorni in trance
E nella trama degli anni
Inserisco la fattura del presente
E continuare delicatamente:
Sulle pagine strappate del mio taccuino
Disegno la forma del tempo
Che svanisce sulle tappe della mia vita
Allora i “tribuni dell’ingiustizia” e i “libri apocrifi” saranno sulla piazza pubblica, per essere decifrati e condannati. Ogni cosa sarà, quindi, denunciata dalla parola della poesia, contro “il regno dei capitali e delle multinazionali”: “le ferite inferte alla natura”, “l’inesorabile scioglimento dei ghiacciai”, “l’estinzione delle specie animali protette”, “il valzer dei metalli pesanti nella catena agroalimentare”, “i terribili danni della CO2 sui polmoni dei nostri figli”, “le derive dell’inquinamento su scala internazionale”, “la scomparsa inevitabile delle città litorali”, “l’incremento della concentrazione dei gas ‘industriali’ a effetto serra”, “la messa a morte degli spazi verdi”, “la messa all’asta del pianeta”, “le donne dai figli sacrificati, martirizzati”, “le donne colpite dall’ignominia”, gli “infra-uomini armati senza fede né legge”.
Il poeta non può che essere la “donna rondine”. Che venga dunque questa donna-poeta per la salvezza del mondo. Maggy è questa donna: “Nel soffio del vento aspetto instancabilmente gli albori della pace per addormentare la mia anima assetata”.
Lei non ama la chiusura. È per la battaglia della giustizia, per la parola della verità. Sa che il suo “segno diventa parola strappata nello spazio del silenzio”. È uno strappo di libertà, di porta sul mondo, di ancora di salvezza, di energia propria del linguaggio di poesia, di stupore, di immersione, infine di senso dell’infinito, il nostro autentico spazio.
No, la poesia non è atemporale – come ci ricorda Paul Celan –, ma un passaggio per il mondo, attraverso le sue rotte di dolore e di tragedia.
La poesia di Maggy De Coster ne è un esempio.
Università di Bari Aldo Moro, 19 aprile 2015
* Traduzione a cura di Mario Selvaggio e Maria Valeria Cirina