Walter Marianne, “Pleins-Vents / In balìa del vento” (2014) – Prefazione di Giovanni Dotoli

Marianne Walter, Pleins-Vents / In balìa del vento, prefazione di Giovanni Dotoli; traduzione e cura di Mario Selvaggio, Roma, Edizioni Universitarie Romane, Coll. « Les Poètes intuitistes / I Poeti intuitisti n. 3 », 2014, 115 p.

*  *  *  *  *  *

 

Giovanni Dotoli

L’ENIGMA DELLA BELLEZZA SEMPLICE

Miglior titolo non avremmo potuto scegliere per il terzo volume della nostra collana «Poeti intuitisti». Pleins-Vents, felicemente tradotto da Mario Selvaggio, In balia del vento.

In questa raccolta, l’asse centrale è il respiro, o la respirazione, a pieni polmoni: anche in francese abbiamo le due parole respiration e respir, quest’ultima molto poetica, da me preferita, spesso assente nei dizionari, che talvolta i miei scrupolosi editori si affrettano a correggere.

Sì, in questi poemi si gode il respir.

I poemi in prosa di Marianne Walter – una poetessa che ho contribuito a scoprire, oggi una delle voci più pure della poesia francese – aleggiano di vento e di natura incontaminata.

A ogni riga, andiamo per «terrasses de verdure», «sous la frange des versants», per «images» splendenti. Respiriamo un’aria di meraviglioso effimero, «en bordure de l’essentiel, longeant les accents lointains des terres creusées par l’océan».

«À perte de nuages», seguiamo il ritmo ancestrale della natura, della malvarosa, dei verdi meli, dei cespugli, sotto una luce discendente, nel «trait bleu du ciel».

I sentieri si perdono nell’aria e tra gli alberi, i torrenti si colorano di blu, la neve scende con fiocchi dorati. Così: «la pente où l’eau ravine» produce «un tourbillon de clarté sur les terrasses de vie».

Nel soffio silenzioso del Creato, il poeta ritrova «les courbes de la vie», «dans l’espérance d’un jardin de quiétude pour les sables lointains». L’impercettibile dolcezza della linea dell’orizzonte ci conduce «jusqu’au bord des talus de soleil».

La poesia qui abbandona le stanche rotte ontologiche di romantica memoria, e torna alla testualità della natura. Natura-testo, natura-tessitura, natura-rete di ritorno all’antico. Non all’arcadia che fu, che da più di due secoli ha fatto il suo tempo, ma a un’arcadia che è dentro le cose, tra gli alberi, le foglie, l’erba e le pietre.

È forse qui il nuovo lirismo? Dopo tanta avanguardia e tanto modernismo e postmodernismo, ecco un salutare ritorno alla vita vera, alla letteralità del soggetto poetico e del suo spazio.

C’è un universo bachelardiano, in questi testi di Marianne Walter. Lo spazio assume i contorni della fiaba naturale, quasi con un insito richiamo alla difesa della natura, delle piccole cose del mondo, di una nuova esistenza lirica ed etica.

Ecco, il poema ripropone un’etica, se non una “politica” della vita, quasi inconsciamente riprendendo le tesi di Henri Meschonnic. Il poema si vendica di tanto dolore ingiustamente subito, e si mostra in tutta la sua purezza, per dire che la poesia è semplicità, e sensazione profonda di quello che è intorno a noi. Rileggere L’Infinito di Giacomo Leopardi, oppure Fenêtres di Guillaume Apollinaire, per credere.

«Retour amont», come asserisce Jean-Claude Pinson[1]? Non credo. È piuttosto la riaffermazione che l’essere umano, per vivere, anzi per ben vivere, deve abitare poeticamente questo mondo, come suggeriscono Friedrich Hölderlin e Stéphane Mallarmé, nella contingenza delle cose d’ogni giorno, tutte grandi, perché tutte create da Dio, a sua immagine e somi-glianza, come l’essere umano.

Non è un ritorno al materialismo, né una ripresa del romanticismo. È la riaffermazione dell’enigma della bellezza semplice, della circolazione lirica tra l’io e il mondo. Il lirismo di Marianne Walter si inserisce nella “littéralité” della poesia, nella riscoperta di un’estetica della natura, senza più antinomia tra natura e cultura. Anzi nel loro fruttuoso connubio. La natura sta all’uomo come l’uomo sta alla natura. E questo soltanto il poeta ha il diritto-dovere di scorgere e affermare, senza alti proclami, con voce fioca e forte.

Sembrava che la natura fosse morta per sempre, in poesia e in prosa. Ed eccola tornare più luminosa di prima, con la sua luce e con la sua lezione di purezza. Arte e natura. Natura e arte. Spazio esterno e spazio intimo. Corpo e valori. Naturalità dell’oggetto. Insomma un’arte rinnovata della natura.

Marianne Walter, con la sua semplicità e il suo sorriso, tutto questo ha inteso e ha voluto regalare a noi poeti e lettori intuitisti, e non solo.

Una poesia da leggere con leggerezza riflessiva, come fa un pettirosso ammirando-leggendo il verde del paesaggio, e il mare lontano.

Università di Bari Aldo Moro, 22 luglio 2014

[1] J.-C. Pinson, Habiter en poète. Essai sur la poésie contemporaine, Seyssel, Champ Vallon, 1995, p. 21.

0 0 votes
Valutazione dell'articolo
Subscribe
Informami
guest
0 Commenti
oldest
newest most voted
0
Would love your thoughts, please comment.x